Ultima ora terrorismo



venerdì 20 novembre 2009

Rivista jihadista "In Fight" (n.ro 10):


Trattasi del numero 10/2009 del magazine jihadista "In Fight" sulla Jihad in Afghanistan.
Si contraddistingue per le nummerose foto di attacchi nelle varie province afgane.
In questo numero d'interesse le foto relative alla distruzione di MRAP con IED

Accesso per il download dalla 2^ sezione biblioteca (QUI) sottosezione riviste specialistiche/jihadiste. Buona lettura.
"Conosci il nemico, conosci te stesso e non dovrai temere il risultato di 100 battaglie" (Sun Tzu) Sphere: Related Content

sabato 14 novembre 2009

Ultimi 2 numeri (settembre e ottobre) della rivista "Sentinel" (Combating Terrorism Center , USA)


Resi disponibili per il download (accesso in fondo al blog, sottosezione dedicate alle riviste) gli ultimi 2 numeri (settembre e ottobre) della rivista "Sentinel" edita dal "Combating Terrorism Center" (USA). Sphere: Related Content

SCUD Hunting: Counter-Force Operations against Theatre Ballistic Missiles


Reso disponibile un interessante documento:
"SCUD Hunting; Counter-Force Operations against Theatre Ballistic Missiles"
pubblicato da "Center for Defence and Internationa Security Studies" (UK).
Accesso per il download dalla sezione biblioteca (in fondo al blog) sottosezione "Special Operations". Sphere: Related Content

venerdì 13 novembre 2009

Finale di fuoco per le elezioni in Kosovo


Dopo l'attacco ad Hashim Thaci (foto 1), il candidato dell'opposizione per il sindaco di Kosovska Mitrovica, Hisni Ahmeti, è stato aggredito giovedì sera con colpi di mitragliatrice. E' trascorso più di un mese di campagna elettorale tranquilla e poi, nelle ultime 24 ore, si sono susseguite due sparatorie. La metà di esse sono tra membri di partiti rivali. "L'attacco è avvenuto verso le ore 18,40 vicino al cimitero ortodosso a Mitrovica. Oltre ai danni materiali, non ci sono altre conseguenze", ha detto il portavoce della polizia del Kosovo, Besim Hoti. Secondo quanto reso noto dalla televisione di Pristina, all'attacco hanno partecipati più aggressori ancora non identificati. "Ero da solo in automobile, quando ho sentito degli spari. Per fortuna, non sono stato ferito, ma la macchina è stata colpita", ha detto Ahmeti, candidato dell'Alleanza per il futuro del Kosovo, guidato dall'ex comandante dell'UCK Ramush Haradinaj (foto 2).

L'incidente si è verificato 24 ore dopo l'episodio a Decani, dove l'automobile di Hashim Thaci è stata colpita da pietre e uova. La polizia ha arrestato tre persone dopo l'incidente. Oltre alla pioggia di pietre, i testimoni dichiarano di aver sentito anche degli spari nelle vicinanze, ma non è stato confermato se fosse Thaci il bersaglio. Il partito di Thaci, come da aspettarselo, ha accusato il partito di Haradinaj dell'attacco, definendolo responsabile della criminalizzazione della democrazia e della libertà delle elezioni. Il PDK (il partito di Thaci) sostiene che Haradinaj "abbia organizzato un gruppo di criminali che violano costantemente la giustizia". L'Alleanza di Haradinaj ha risposto con le stesse accuse. La storia del conflitto tra Thaci e Haradinaj è iniziata già nel 1999, quando i due guerriglieri sono entrati il vita politica, contando sull'appoggio dell'elettorato. Nel 2001, i rapporti sono diventati ancora più tesi e Thaci ha trascorso alcuni mesi in Germania, temendo gli attacchi delle forze di Haradinaj, dicono i diplomatici occidentali. In Kosovo si terranno le elezioni locali questo fine settimana. Il partito di Thaci, nonostante lo scarso interesse dei cittadini per le elezioni, ha un piccolo vantaggio rispetto Haradinaj. (Fonte: Rimnascita Balcanica) Sphere: Related Content

mercoledì 11 novembre 2009

Mossad hacked Syrian computer to uncover nuke site


Israel's Mossad espionage agency used Trojan Horse programs to gather intelligence about a nuclear facility in Syria the Israel Defense Forces destroyed in 2007, the German magazine Der Spiegel reported Monday. According to the magazine, Mossad agents in London planted the malware on the computer of a Syrian official who was staying in the British capital; he was at a hotel in the upscale neighborhood of Kensington at the time.The program copied the details of Syria's illicit nuclear program and sent them directly to the Mossad agents' computers, the report said.
Israel's September 6, 2007, raid on the al-Kabir site in Syria's eastern desert is said to have knocked out the country's reportedly nearly-completed reactor.Israel has refused from the beginning to comment on, confirm or deny the strike, but after a delay of several months Washington presented intelligence purporting to show the target was a reactor being built with North Korean help.Der Spiegel further reported on Monday that prior to the strike, the IDF Military Intelligence unit, 8200, listened in on conversations between officials at the Syrian reactor and North Korean experts. (Fonte: Haaretz) Sphere: Related Content

sabato 7 novembre 2009

Bosnia e Balcani: quando i nodi vengono al pettine...


Si consolida sempre di più nel Congresso degli Stati Uniti la volontà politica di cambiare atteggiamento nei confronti della Bosnia-Erzegovina e dei Balcani. America e Europa hanno ormai raggiunto posizioni simili sull'OHR, sostenendo la sua chiusura essendo divenuto un ostacolo per il cammino europeo della Bosnia. D'altro canto, la reazione della RS è sempre più decisa, forte delle sue ragioni e di qualche 'asso nella manica'. Le misure dell'Alto Rappresentante Valentin Inzko, sulla gestione della Elektroprenos BH e la regolamentazione del mercato energetico della Bosnia, hanno sollevato un polverone che rivela sempre più l'inutilità e l'inadeguatezza di questa struttura per la creazione di uno Stato democratico ed equilibrato. In realtà, è sempre più evidente che questo organismo, creato per accompagnare la Bosnia da una fase di transizione ad una stabilità, ora sta agendo sul limite della legalità e dei poteri del suo mandato, smettendo di essere espressione della volontà della Comunità Internazionale, per essere uno strumento nelle mani di lobbies. Questa incoerenza è ormai venuta a galla, come dimostrato dagli errori commessi nelle ultime settimane, a partire da un decreto meramente tecnico che va ad influire sugli equilibri delle proprietà tra le due entità e compromette i diritti e i poteri, costituzionalmente garantiti dal Dayton. A confermare la debolezza dell'OHR è l'ultimo 'blitz' nell'ufficio del Catasto dell'OHR di Banjaluka, dove il team degli Alti Rappresentanti è stato "accompagnato" (per non dire scortato) da alcuni "esperti" della NATO, che si trovavano lì per assistere la raccolta delle informazioni relative alle proprietà dello Stato, necessarie per redigere la famosa lista delle proprietà immobiliari e militari della ex Jugoslavia da trasferire alla Bosnia. La reazione delle autorità della RS è stata immediata, accompagnata da un secco rifiuto ad autorizzare dei sopralluoghi fatti in questo modo, e senza una forma di cooperazione, come aveva invece detto all'inizio Valentin Inzko. Lo stesso Premier Dodik comincia a scoprire gli assi nella manica, nel tentativo di rivendicare un'autonomia dei poteri locali, ai quali la RS ha pieno diritto. Afferma così, dinanzi all'Assemblea Nazionale della RS, che l'OHR ha promesso l'immunità dinanzi alla Procura, a fronte di alcune concessioni per la riforma costituzionale. Dodik parla di "prove scritte e documentali" di questo vero e proprio ricatto, lasciando ad intendere che in questo famoso dossier del SIPA e nella stessa denuncia alla procura vi è ben poco di vero. Di fatti, se vi fossero state prove reali, probabilmente il Premier avrebbe subito rassegnato le sue dimissioni, senza la necessità di far scoppiare il caso mediatico di criminalizzazione: nei fatti è successo proprio il contrario, per condannare Dodik è stato prima innescato lo scandalo e poi elaborate le accuse. Scoperto il fascicolo SIPA, privo di prove consistenti, sono cominciate a circolare delle famose liste sulle proprietà del Premier Dodik, un patrimonio che (se fosse vero) farebbe invidia anche ai più grandi magnati russi. Macchine di lusso, appartamenti, ville, società e persino 4 banche: sarebbe questo il patrimonio che certi agenti segreti hanno individuato facendo circolare delle strane liste. Pubblichiamo un esempio di queste famose proprietà di Dodik, che avrebbero dovuto intimidire la Republika Srpska e retrocedere su alcuni passi, e non escludiamo che tra le prove di cui parla il Premier vi siano cose del genere. D'altro canto, è lecito pensare che questo falso dossier era già pronto, in vista dei prossimi passi da fare, tale che Transparency International e la stessa Amnesty sono da tempo a lavoro nella lotta alla "corruzione" in Bosnia. Di qui nasce quella che spesso abbiamo definito "mercificazione delle stragi", utile a quei gruppi di potere per privatizzare o controllare determinati settori, come quello bancario, estrattivo ed energetico.
Il rapporto dell'Agenzia di investigazione e sicurezza della Bosnia Erzegovina (SIPA) su Milorad Dodik e i suoi collaboratori. La verità, anche se gli ambasciatori del PIC non vogliono ammetterla, è ben diversa ed è ormai sotto gli occhi di tutti. Il dibattito in seno al Congresso degli Stati Uniti, tenutosi martedì, sul tema " La politica americana ed europea nei confronti dei Balcani occidentali", ha dimostrato infatti che esiste una consolidata volontà politica di cambiare atteggiamento nei confronti della Bosnia-Erzegovina. Gli Stati Uniti, di fatti, sostengono la chiusura dell'OHR non appena vengano soddisfatte le condizioni necessarie. Lo ha confermato anche il Vice Segretario di Stato degli Stati Uniti, Stuart Jones, che ha valutato l'attuale confronto politico in Bosnia-Erzegovina come una sorta di "malinteso tecnico" tra il Governo della RS e l'OHR, aggiungendo che esso non va considerato come una crisi vera e propria. L'analista di Washington, Obrad Kesic, ha affermato inoltre che America e Europa hanno ormai raggiunto posizioni simili sull'OHR in Bosnia-Erzegovina. Durante il dibattito dinanzi al Congresso USA, Stuart Jones e il Vice Ministro degli Affari esteri svedese, Bjorn Lirval, nella qualità di rappresentante dell'Unione europea, hanno convenuto che l'OHR rappresenta un ostacolo per il cammino europeo della Bosnia-Erzegovina e che quindi dovrebbe essere chiuso. Kesic però precisa che "a causa dell'attuale situazione politica in Bosnia-Erzegovina, non sarebbe reale attendersi ancora la chiusura dell'OHR". Aggiunge che Jones e Lirval hanno anche la stessa posizione in merito al fatto che gli Stati Uniti e l'Unione europea dovrebbero congiuntamente risolvere i problemi in Bosnia.
Resta ferma l'idea di Bruxelles, secondo cui, l'adesione della Bosnia non dipenda dalle modifiche costituzionali e che tutte le soluzioni di problemi importanti dovessero essere un risultato di negoziati e di compromessi tra serbi, croati e bosniaci e i loro rappresentanti legittimamente eletti. Non sono mancati interventi discordanti da parte di membri del Congresso che vogliono protrarre l'esistenza di questo ente, ma la maggior marte di essi hanno stimato che la politica dell'UE nei confronti della Bosnia-Erzegovina non è più efficace e che dovrebbero essere adottate delle misure concrete. La stessa versione dei fatti viene riportata dal Vice Ministro degli Affari Esteri della BiH, Ana Trisic-Babic, riportando il contenuto dei colloqui con gli alti funzionari statunitensi. "Gli Stati Uniti sostengono l'idea che debbano essere i politici locali in Bosnia-Erzegovina a trovare da soli una soluzione per il futuro del Paese, e che la Comunità internazionale può aiutarli nella misura in cui i politici locali chiedano un supporto - afferma Babic, aggiungendo - i miei interlocutori hanno convenuto che l'OHR sta lentamente per perdere ogni senso della sua esistenza, in quando la Bosnia non è più una zona di crisi, ma un Paese che aspetta di soddisfare i rimanenti obiettivi politici per chiudere l'Ufficio degli Alti rappresentanti". Se questo è vero, e se è vero che l'ambasciatore russo presso il Peace Implementation Council, Alexander Botsan Kharchenko, non ha ancora votato il decreto di Inzko (che conoscendo il modo di fare dei russi, equivale ad un 'no'), l'OHR dovrebbe correggere il tiro delle sue reazioni, mentre la Comunità Internazionale dovrebbe fermare questo caos di dichiarazioni senza senso, ammettendo che sono stati commessi degli sbagli, nonostante i soldi spesi. Siamo arrivati al punto di ricattare i Governi, produrre falsi mediatici, coinvolgere servizi segreti tedeschi e americani, coperti dalla falsa propaganda dell'informazione, che confonde le acque al punto da confondere le idee. E' come aver fatto dei grandi passi all'indietro, ritornano ai vecchi tempi degli accordi Milosevic-Holbrooke, che hanno cambiato questa regione lasciando in eredità praticamente "il nulla", ma solo delle organizzazioni para-umanitarie, il cui scopo in questi Paesi era ben diverso. Oggi gli ambasciatori del PIC hanno la possibilità di fermare questo processo auto-distruttivo, e di aprire gli occhi su quanto sta accadendo, perché negare l'evidenza non cambierà la realtà. Rimanere barricati sulle proprie convinzioni, senza accorgersi cosa accade intorno a loro, non aiuterà l'OHR ad essere accettata. Dovrebbe invece provare, almeno per una volta a leggere i giornali, a confrontarsi con altre persone, senza fossilizzarsi sulle solite conferenze sul turismo o la cooperazione. Ormai i funzionari dell'OHR e delle altre strutture occidentali sono seduti su delle certezze, sulle quali è stato costruito un sistema che gli stessi americani vogliono cambiare. Pochi hanno sostenuto questa tesi, come ha fatto proprio Rinascita Balcanica, ammettendo che il PIC ha commesso un errore ad agire al limite della legalità e con un atteggiamento ormai anacronistico, visto che l'orientamento generale è cambiato. Il problema che non esistono dei veri analisti nei Balcani, perchè quelli esistenti partono da presupposti sbagliati, ossia quello di confondere la Russia con i Balcani. E la comunità internazionale è sempre convinta di una idea di base che l'Est è la Russia: ed è qui che si sbaglia. (Fonte: Rinascita Balcanica) Sphere: Related Content

venerdì 6 novembre 2009

Canada prepares for violent winter in Afghanistan as Taliban changes tactics


Canadian soldiers in Afghanistan are preparing for a "very different winter" amid signs that suggest Taliban militants plan to ramp up their attacks in the coming months in an effort to influence debate about international troop levels in the country. In past years, Taliban attacks have declined markedly in winter months due the logistical challenge of travel, particularly in the country's foreboding mountain passes. But a series of open-source intelligence reports suggest Taliban commanders are seeking to exploit wavering levels of international support for the Afghan mission, the commander of Canadian troops said Tuesday. "We... know for a fact that the insurgents aren't leaving this winter," said Lt. Col. Jerome Walsh, the battle group commander of Task Force Kandahar. "They recognized key decisions are being made by Obama, by the British, by the Germans, by the Danes, by Canada and by others as to force levels and future commitments." The intelligence reports suggest Canadian soldiers will be targeted with continuing persistence. Last week two IED blasts killed two soldiers and injured two others in separate incidents.
"There is no doubt about it, you can expect throughout the winter that we will continue to be dealing with the same types of incidents, same numbers, same brazen attacks," Walsh said. "This is going to be a different winter." Kandahar's political leaders have also noticed higher concentrations of Taliban insurgents than is usual for this time of year. "Taliban commanders are telling their people to stay in Kandahar, to not go to Pakistan, to disrupt the elections," Ahmed Wali Karzai, the head of the Kandahar provincial council, told The Canadian Press in a recent interview. The Taliban appear emboldened by the decision Monday to cancel a planned presidential run-off vote between incumbent president Hamid Karzai and challenger Dr. Abdullah Abdullah, who decided on the weekend to withdraw from the race.
In a communique released Tuesday, the group credited its intimidation campaign, which included an attack on a UN guesthouse in Kabul that left eight dead, for the abrupt end to the campaign. "Our brave mujahedeen were able to disrupt the entire process," the statement said. "Even the air strikes and ground forces were not able to stop our mujahedeen from their attacks." Karzai's acclamation as president was quickly welcomed by the White House, which has been waiting for a resolution to the election fiasco before making a decision on how many additional troops to send to the country. By attempting to sustain the levels of violence during the traditional "fighting season," the Taliban is hoping to test the American commitment to fighting the insurgency. October was the bloodiest month for U.S. forces in Afghanistan since the 2001 invasion. The Taliban's recent posturing, both on the ground and in the media, is further evidence the group is refining its tactics to increase its political clout in the West. "The biggest achievement the Taliban (this year) has made is in promoting the debate about the merits of the war at home," said Richard Barrett, the head of the UN's Taliban and al-Qaida monitoring unit and a former British intelligence officer. "They have made fantastic strides in the propaganda war." Those strides have included an update of a manual for Taliban field commanders, known as the "Rule Book for the Mujahedin of the Islamic Emirate of Afghanistan," released this spring. Mullah Omar's additions are noteworthy for stressing the importance of avoiding civilian deaths. "Carry out suicide attacks only on high-value and important targets, so that the brave youth of the Islamic nation are not wasted targeting unimportant and ordinary targets," the book reportedly reads. Canadian military officials who patrol Kandahar city have noticed an increasing reluctance by the Taliban to target civilians. "The Taliban respect the people because it's their people as well," said Maj. Frederic Jean, a commander of a stabilization unit based at the Provincial Reconstruction Team in Kandahar city.
"I'm not saying it's a city without any dangers. But it's a city where there is danger for the police, government workers and those who work for ISAF." Of course some may question the average militant's dedication to the dictates of the manual, given UN estimates that the majority of civilian deaths are caused by insurgents.
"It may not weigh down the pockets of many people in the field, but it encourages the perception that they are more concerned about the population," said Barrett.
The Taliban commander Mullah Omar has also hinted recently that he is seeking to distance himself from al-Qaida. Analysts have been tracking an apparent debate within the insurgent community over Omar's insistence on the national character of the movement he leads, in contrast with al-Qaida's internationalist aspirations.
Many insurgents sympathetic to al-Qaida are said to have reacted angrily when Omar expressed his intent to establish friendly relations with Afghanistan's neighbours.
"I think the Taliban recognize that to chose to identify themselves too closely with al-Qaida would make more difficult for them to take over Afghanistan," said Barrett.
"It makes it more difficult for foreign troops to withdraw." (Fonte:The Canadian Press). Sphere: Related Content

giovedì 5 novembre 2009

E' l'Afghanistan la meta preferita dei Jihadisti tedeschi


Gli investigatori del governo pakistano hanno scoperto un “villaggio jihadista” con insorgenti tedeschi musulmani o convertiti, nelle aree tribali del Pakistan al confine con l’Afghanistan. Il villaggio, nel Waziristan in mano ai Talebani, è controllato dall’Islamic Movement of Uzbekistan, un movimento affiliato ad Al Qaeda che ha condotto una serie di raid contro le truppe Nato in Afghanistan. Un video per il reclutamento dei nuovi jihadisti presenta il villaggio come se fosse un luogo dal desiderabile stile di vita, con un'ampia scelta tra scuole, ospedali, farmacie, asili, tutto a distanza di sicurezza dal fronte. Secondo fonti del ministero degli esteri tedesco, un numero crescente di famiglie provenienti dalla Germania, molte delle quali di origine nord africana, hanno preso al volo l’offerta e si sono spostate in Waziristan dove i sostenitori del progetto dicono che i convertiti hanno messo insieme alcuni dei più motivati combattenti tra gli insorgenti. Il presentatore del video, tale “Abu Adam”, il volto pubblico del gruppo in Germania, punta il dito verso gli spettatori e chiede: “Non vi sembra attraente? Vi invitiamo calorosamente a unirvi a noi”. L'Islamic Movement of Uzbekistan, che ha una serie di basi di appoggio in parecchie città tedesche, ha capitalizzato consensi grazie alle crescenti preoccupazioni derivate dal possibile aumento delle forze militari tedesche in Afghanistan. Il ruolo delle truppe sta diventando un argomento sempre più controverso in Germania dopo le ultime elezioni, e dopo che nelle settimane scorse dozzine di civili afghani sono rimasti vittima di un bombardamento ordinato da ufficiali tedeschi. L'altra notte un portavoce del ministero degli esteri di Berlino ha detto al Daily Telegraph che le autorità tedesche ora stanno negoziando con quelle pakistane per giungere al rilascio di sei cittadini tedeschi, incluso un tale “Adrian M”, musulmano convertito di pelle bianca, la sua sposa eritrea e la loro figlia di quattro anni, che erano stati tutti arrestati mentre cercavano di raggiungere il “villaggio tedesco”. Sembra che il nucleo familiare avesse particolarmente a cuore l’assistenza che sarebbe stata offerta alla bambina. Dopo il loro arresto, avvenuto a maggio, subito dopo che avevano attraversato il confine con l’Iran, sono stati messi sotto custodia a Peshawar . Da quello che si è capito avrebbero lasciato la Germania lo scorso marzo. Il portavoce ha detto che i negoziati con le autorità pakistane “sono in corso” e che “riguardano un gruppo di cittadini tedeschi” e che il ministero degli esteri sarebbe stato informato “fin dall’inizio dell’anno” che l’Islamic Movement of Uzbekistan stava reclutando nuovi affiliati in Germania. Il reclutamente sarebbe stato organizzato dallo stesso “Abu Adam”, un 24enne tedesco che si ritiene possa avere origini turche o nordafricane e che sarebbe cresciuto con un compagno di Jihad, Abu Ibrahim, nel piccolo sobborgo di Kessenich a Bonn. Adam, il cui vero nome è Mounir Chouka, ha ricevuto un addestramento all’uso delle armi durante il servizio militare prestato nell’esercito tedesco, e in seguito ha trascorso tre anni facendo formazione presso il Federal Office of Statistics dove i colleghi lo descrivono ancora come “un bravo ragazzo”. Ha lasciato la Germania nel 2007, dicendo ai colleghi che aveva trovato lavoro in un’azienda di commercio dell’Arabia Saudita, ma si ritiene che proprio in quel momento abbia iniziato a frequentare un campo di addestramento per terroristi nello Yemen. In un altro video di reclutamento realizzato all’inizio dell’anno Adam chiede ai suoi sostenitori di “morire con onore”. Khalid Khawajia, un ex ufficiale della intelligence pakistana, che si descrive come un amico di Osama Bin Laden, ha detto di essere a conoscenza delle discussioni sul contingente tedesco che avvenivano in Germania e che c’erano un gruppo di convertiti svedesi giunti in Pakistan “per il Jihad”. “Ci sono europei nel Waziristan. La gente più motivata arriva dall’Europa. Faranno qualsiasi cosa per l’Islam. Non sono lì perché i loro padri sono musulmani, ma per una loro scelta personale,” ha concluso Khawajia. (Fonte: l'Occidentale, Tratto dal Telegraph. Traduzione di R.Santoro) Sphere: Related Content

mercoledì 4 novembre 2009

Gaza rockets can now hit Tel Aviv


Israel's military intelligence chief has warned that Palestinian militants in the Gaza Strip have successfully tested an Iranian rocket that can reach Tel Aviv, the Jewish state's largest urban conurbation. That adds a new urgency to Israel's efforts to develop an effective defensive system capable of shooting down short-range rockets that, if the warning by Maj. Gen. Amos Yadlin is correct, are becoming a strategic threat.Yadlin says the rocket has a range of 37 miles, 8 miles longer than the Grad rockets Hamas and its allies in the Gaza Strip have been firing in recent months.He did not identify the Iranian system, but there have been reports that Iran has been seeking to smuggle Fajr-5 (Dawn) rockets into Gaza to give Hamas a longer reach. The Fajr-5 is an artillery rocket developed in Iran during the 1990s and is fired from a mobile launcher. It has a range of up to 50 miles. In January Israeli officials claimed Hamas had acquired dozens of Fajr-3 missiles, with a range of 25 miles, and that these were used to hit the Negev town of Beersheba. These have largely supplanted the short-range Qassam rockets made by Hamas in its clandestine workshops around the Gaza Strip. There were concerns that the nuclear reactor at Dimona, 20 miles east of the biblical city, could also become a target. If Hamas does have Fajr-5s, then that nightmare scenario has become real.

According to Jane's Defense Weekly, Syria has decided to provide the Iranian-backed Hezbollah movement in Lebanon some 250 of its 800 M600 surface-to-surface missiles. The M600 is a clone of Iran's Fateh-110 missile, which has a range of 160 miles, carries a 225-pound warhead and, unlike most of the short- and medium-range missiles currently arrayed against Israel, has an inertial guidance system. This would give Hezbollah new precision capabilities. The Israelis believe the Iranians seek to eventually put all of Israel under threat from these missiles from Lebanon in the north and Gaza in the south, while targeting the Jewish state with its long-range Shehab and Sajjil ballistic missiles. To counter these multiple threats, Israel has the Arrow-2 anti-ballistic missile for long-range, high-altitude defense, with the Kippat Barzel (Iron Dome) and (Kela David) David's Sling systems to cover the medium- and short-range threats. The first Iron Dome battery is expected to be deployed in the southern Negev in 2010, while David's Sling is scheduled to become operational in 2012-13. The Raytheon Co. of the United States last month was awarded two contracts worth in excess of $100 million by Israel Rafael Advanced Defense Systems to develop the David's Sling Weapons System to counter short-range ballistic missiles, large-caliber rockets and cruise missiles in their terminal phase of flight. That is a joint program between the Missile Defense Agency and the Israel Missile Defense Organization. One contract was awarded to co-develop the Stunner Interceptor, the system's missile component. The other was for the development, production and integrated logistics support of the missile firing unit, the system's launcher. Meantime, Israel's military is expected to soon take delivery of the new Raz radar system, which can detect the firing of mortar shells, a tactic widely used by Hamas on the Gaza front, with more accuracy and at greater ranges than systems currently operational. It is scheduled for deployment during 2010. An early variant of the Raz was successfully tested during Operation Cast Lead, the 22-day invasion of the Gaza Strip by the Israeli army on Dec. 27. Cast Lead's stated purpose was to eliminate Hamas' rocket and mortar fire into Israel, and since that operation was concluded on Jan. 18 the attacks have been virtually eliminated. (Fonte: Spacewar) Sphere: Related Content

martedì 27 ottobre 2009

The impact of technology on the command, control and organizational structure of insurgent groups


Interessante documento reso disponibile per il download nella sezione biblioteca (accesso in fondo al blog, sottosezione "Terrorism and Insurgency"). Trattasi di "The impact of technology on the command, control and organizational structure of insurgent groups" (77 pagine) Sphere: Related Content